COPENAGHEN e 
GROENLANDIA
 

GIUGNO 2015


Itinerario: Copenaghen - Kangerlussuaq - Ilulissat (Disko Bay)

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GROENLANDIA

COPENAGHEN

31 maggio.


Tre squisiti biscotti vegani alla marmellata preparati dalle squisite manine dei miei tre tesori: comincia così questa domenica di partenza per un nuovo viaggio, una nuova avventura, stavolta tra i ghiacci, in Groenlandia. Prima tappa Copenaghen, la piccola capitale danese dove mi fermerò una notte. Con me Chiara ( già compagna di viaggio a Cuba e in Senegal) e Francesca, sua cara amica. È una grigia mattina a Milano così come grigio è il cielo che ci accoglie a Copenaghen seppur con un'aria decisamente più fresca. Espletate le rituali formalità di cambio valuta e ritiro zaini, l'avventura può avere inizio: un tassista pakistano con la radio sintonizzata su un canale nella propria lingua, ci conduce in una ventina di minuti nell'ostello Slip in Heaven, un posto strano e bizzarro in un'anonima via di palazzine in mattone, molto stile British, con pecore disegnate un po' ovunque nella struttura, compreso sul muro esterno con un grande murales. La giovane e bella ragazza della reception, dai lineamenti più mediterranei che nordici, parla un inglese troppo veloce per i miei gusti, ma riusciamo infine a capirci, e possiamo posare i pesanti zaini nella minuscola stanza con un triplo letto a castello. È pomeriggio, questo è solo un piccolo assaggio della città che vedremo meglio al ritorno dalla Groenlandia. Bici tante bici questo è ciò che salta subito all'occhio: molte dotate di un vero contenitore anteriore, una grande scatola dove vengono trasportati i più piccoli. A piedi, mappa alla mano, ci dirigiamo verso il centro; comincia a piovere, una pioggia sempre più fitta e fastidiosa a cui però i locali sembrano fare poco caso, in pochi infatti usano l'ombrello, in tanti pedalano, passeggiano o fanno persino jogging lungo i canali come se nulla fosse. Pochi passi, un primo rapido passaggio del centro pedonalizzato, con la grande piazza del palazzo comunale in gran parte occupata dai lavori del cantiere della metropolitana, e qualche improvvisato cantante che, sotto l'acqua, intrattiene i passanti. Domani la sveglia suonerà prima dell'alba, mi aspetta un volo della Air Greenland, che rispetto, al planisfero, mi porterà in alto, molto in alto, oltre il Circolo Polare Artico.


1 giugno.

Ha piovuto tutta la notte, ora sembra avere smesso, mentre in taxi mi dirigo verso il Terminal 2 del grande e moderno aeroporto di Copenaghen. Sono da poco passate le 6.00 del mattino, poca gente in giro, così come poca gente ai banchi del check in della Air Greenland. Fra poche ore sorvolerò l'Oceano Atlantico fino oltre il Circolo Polare Artico... 9.22 ora locale, -4 rispetto all'ora di Copenaghen, metto piede per la prima volta in terra groenlandese. Splende il sole, il cielo è di un blu intenso e l'aria più che fredda è frizzante, una bella sensazione, sembra più leggera, sembra entrare dalle narici fin giù ai polmoni. Sono al piccolo aeroporto di Kangerlussuaq, scalo di due ore per poi ripartire alla volta della vicina Ilulissat con il bimotore ad elica sempre della Air Greenland. L'hangar è uno dei più piccoli mai visti: una sala con comode poltrone, un negozio di souvenir e un punto ristoro, ma la cosa più bizzarra è che si può uscire all'aperto, in pratica fino a bordo pista (deserta) dove un cartello con le distanze indica tra le altre anche quella dal Polo Nord: tre ore e 15 minuti... Sono quasi in cima al mondo! Il sole scalda, mentre i pochi passeggeri se lo godono seduti all'aria aperta in attesa dei loro imbarchi ( quest'aeroporto strano a dirsi ma funge da scalo per tutte le altre destinazioni lungo la costa occidentale); faccio due passi fino a ritrovarmi addirittura fuori dalla struttura aeroportuale, dove, a parte una strada deserta e le colline rocciose, non vi è altro! Inizio a vedere i primi tratti somatici locali dell'etnia Inuit sui volti delle poche persone che incrocio, colore scuro della pelle e la forma degli occhi stretta e allungata, lontani parenti degli indiani d'America. Le due ore passano, e già mi ritrovo di nuovo a bordo di un altro aereo, stavolta decisamente più piccolo, un bimotore ad elica da 30 posti, tutti velocemente occupati per la voglia di accaparrarsi le due file lato finestrino: il fato e la prontezza di riflessi mi riservano giusto l'ultimo lato finestrino disponibile in fondo al piccolo velivolo. Ed è una fortuna, perché appena dopo il decollo lo spettacolo che si presenta dal panorama sottostante ha dell'incredibile: i contorni delle coste parzialmente o totalmente ricoperte da neve e ghiacci, contrastano col blu intenso del gelido Mare Artico, disseminato da una moltitudine di iceberg alla deriva! Striature blu, bianche dalle varie tonalità, la terra qui vista dall'alto, dà la netta sensazione di essere viva! I 45 minuti di volo passano in fretta fino all'arrivo del piccolo aeromobile all'aeroporto di Ilulissat: se quello di Kangerlussuaq mi sembrava minuscolo, beh, questo lo supera di gran lunga, tanto che il nastro sul quale due zelanti energumeni posano i bagagli, non misurerà più di 4 metri; così neanche dopo cinque minuti dall'atterraggio, io Chiara e Francesca siamo già su un taxi 4 × 4 che a tutta velocità ed in ancor meno minuti ci porta alla casa di Pae e Jannik : lei una classica donna Innuit, lui, classico danese dalla faccia buona e la barba lunga; entrambi gentili, ci lasciano le chiavi dell'appartamento attiguo al loro,che sarà il nostro rifugio per le prossime quattro notti. Una bella casa indipendente su due livelli, costruita con assi di legno color panna e dal tipico tetto a spiovere: l'interno è moderno, dotato di tutti i comfort e soprattutto caldo! Tutto intorno, uscio compreso, la neve ghiacciata che in parte ricopre ancora le rocciose alture sopra e attorno ai quali è costruita la casa . Approfittiamo della bella giornata per incamminarci subito in direzione sud, seguendo la strada per il vecchio eliporto, ora disseminata da una gran quantità di cani Husky da slitta legati vicino alle loro improvvisate cucine in legno: sono tanti, alcuni oziano beatamente mentre altri, incuriositi dal nostro passaggio, sembrano quasi mettersi in posa. La loro stagione " lavorativa" è ormai volta al termine con l'arrivo della bella stagione e il progressivo scioglimento dei ghiacci; faccio amicizia con un cucciolo con cui ci scambiamo un po' di coccole, giochiamo, mi segue per un po' fino all'eliporto. Da qui inizia un lungo sentiero di oltre 1 km attraverso una passerella fatta di assi di legno che in molti punti sono ricoperti dalla neve ghiacciata e quindi non riconoscibili. Seguo le impronte più fresche e in superficie stando attento a non sprofondare, ma in alcuni tratti è talmente tutto bianco che qualche passo a vuoto con mezza gamba sprofondata è inevitabile! Attorno al sentiero, la tundra sembra quasi voler riemergere e prendere vita dopo il lungo inverno passato ricoperto da metri di neve. Il cammino si fa faticoso, ma ecco finalmente apparire in lontananza tra le basse alture rocciose, uno spettacolare specchio d'acqua disseminato di iceberg di ogni forma e dimensione. Procedo avanzando tra rocce e neve e lo spettacolo che mi riserva l 'arrivo in cima ad uno spuntone di roccia ha dell'incredibile: di fronte a me un mare infinito di ghiaccio, non piatto, un vero ghiacciaio a perdita d'occhio, il ghiacciaio di Sesermiut. Sembrano massi e montagne di colore bianco, è solo ghiaccio, col sole che riflette strati di azzurro. Uno scenario da fine del mondo, da spedizione polare. Mi siedo sulle due panchine di legno poste in cima allo spuntone roccioso, ammirando questo panorama davvero unico, tra i più belli ed incredibili scenari naturali mai visti fino ad ora, di fronte a questa infinita distesa di forme di ghiacci, con a lato la laguna disseminata di iceberg! Ammiro e scatto foto a ripetizione, siamo soli quassù, a goderci il silenzio; decidiamo di scendere solo dopo l'arrivo di altri turisti. Il sentiero, al ritorno, nella neve che riflette il sole, mi sembra più lungo e faticoso ma dopo meno di un'ora, siamo di nuovo in città che ora è animata dagli ululati degli Husky eccitati dall'arrivo del cibo, che viene dato loro da un uomo che lo distribuisce prendendolo da un grande secchio di plastica mentre una giovane ragazza scambia qualche coccola a turno coi cani. Neanche il tempo di mettere piede in città che all'improvviso la atmosfera cambia radicalmente: il sole scompare, il cielo in un attimo diventa da blu a grigio, ovunque scende una nebbia fitta e la temperatura cala di molti gradi. Ora fa freddo eccome! Penso a come deve essere dura la vita a queste latitudini, affascinante per me forestiero, ma guardando dei bambini che corrono in bicicletta mi domando durante il lungo e buio inverno, come sia difficile qua fare scorrere il tempo. Imbocchiamo la via principale, se così si può definire: due o tre negozi di costosi souvenir locali, due piccoli supermercati forniti di ogni cosa ( quasi tutti i prodotti rigorosamente importati e a prezzi altissimi, 22 corone danesi ovvero quasi tre euro per 2 l di acqua naturale), e qualche locale in uno dei quali ci rintaniamo a prendere una bibita. Ci è andata proprio bene col tempo, con il grigio e il freddo di ora difficilmente saremmo arrivati al ghiacciaio di Sesermiut. Torniamo verso casa, c'è poca gente in giro, da qualche finestra, oltre i panni a stendere, c'è perfino qualche piccola slitta monoposto appesa, mentre fuori dalle porte qualche bicicletta da bambino è parcheggiata su cumuli di neve. Dopo una cena a base di pasta portataci dall'Italia, sono ora qui a scrivere le pagine di questo diario mentre Chiara e Francesca sono già su nella loro camera a dormire. Osservo fuori dalla finestra con una tazza calda di tè rosso, forte è il chiarore della luce benché siano quasi le 23 in questa mia prima notte artica.


2 giugno


Sono appena le 5.30 del mattino, fuori sta nevicando e c'è ancora la stessa luce di quando sono andato a letto ieri notte. È così che il tempo sembra non trascorrere mai, non c'è buio in questo periodo dell'anno a queste latitudini, e il non vivere l'alternanza giorno notte un po' mi sfasa, ma è davvero un'esperienza particolare! Anche i miei ritmi inevitabilmente sono a rilento, devo tirare le 13. 45 in qualche modo prima di presentarmi con Chiara e Francesca alla World of Greenland, l'agenzia turistica presso la quale dall'Italia ho prenotato la navigazione tra i ghiacci. Dopo una rigenerante doccia calda e una colazione fai-da-te, con Chiara e Francesca ci incamminiamo per il Ilulissat, facendo pochi passi lungo una passerella in legno che scende fino ai piedi dell'antica chiesa di legno scuro, dal campanile a punta, situata proprio sulla costa davanti al mare della Baia di Disko, disseminata da una moltitudine di iceberg. Sul sagrato della piccola chiesa alcune donne ridono improvvisando passi di una buffa danza, o forse giocano. Ha smesso di nevicare; per le strade sempre poca altra gente, facciamo una veloce sortita al supermercato e da qui lungo le poche centinaia di metri della via centrale dove affacciano i pochi negozi di artigianato e souvenir locali, con poca scelta ma prezzi alti, e un asilo con i bambini che giocano all'aperto! Su e giù lentamente per la via mentre il cielo rimane grigio e il sole oggi non ne vuole sapere di darsi presente. Alle 13. 45 puntuali siamo di fronte alla casa di legno azzurra della World of Greenland; ci aspetta Lisa, una giovane guida danese con un bel viso e dal taglio di capelli alternativo, che nasconde subito sotto ad un peloso cappello, il che non lascia presagire nulla di buono rispetto alle temperature a cui stiamo andando incontro durante la navigazione. Arriviamo in furgone al porto situato in un'insenatura, tra vecchie barche e un cantiere navale con grandi cisterne di petrolio: qui saliamo insieme ad un'altra coppia di turisti su di una piccola imbarcazione di colore rosso e dall'aspetto vissuto tipico di un vecchio e caratteristico peschereccio di legno, lungo da poppa a prua non più di 10 metri. La piccola barca parte lasciando il porto e iniziando a farsi largo tra i primi blocchi di ghiaccio attraverso i quali si gode della vista delle colorate casette in legno dai colori vivaci di Ilulissat. Uno skyline decisamente insolito. A mano a mano i blocchi diventano veri e propri iceberg, dalle forme più disparate, peccato non ci sia al sole ma anche il cielo grigio riesce a creare col bianco intenso dei ghiacci sovrapposto al blu delle gelide acque, dei giochi di contrasto e di luce sorprendenti! Ci avviciniamo sempre di più alle enormi pareti bianche dei ghiacci del fiordo di Jacobshavsn, profondo oltre 70 km ed dal cui fronte nascono gli iceberg che prendono poi il largo attraverso la Disco Bay. Il paesaggio ora è impressionante, da autentica fine del mondo: enormi iceberg, navighiamo lentamente a lato delle alte pareti del fronte del ghiacciaio ben oltre i 60 m di altezza, l'acqua sottostante che sembra impenetrabile allo sguardo lascia intravedere in trasparenza l'azzurro della parte sommersa dei ghiacci galleggianti, in una perfetta mescolanza cromatica dei due colori blu e bianco. La barca spegne il motore, ora galleggiamo anche noi sbattendo in continuazione su pezzi di ghiaccio che ci galleggiano tutto attorno. Il silenzio assoluto è interrotto di rado solo dal rumore di quelle che sembrano esplosioni, ma che altro non sono che enormi pezzi del fronte ghiacciato che si staccano finendo fragorosamente in acqua, e dal verso di qualche gabbiano solitario. L' Artico, il Grande Nord come fino a ieri me lo ero solo immaginato, oggi è qui tutto intorno a me, e lo sento dal freddo che penetra sotto ai vestiti, dall'aria pura carica di ossigeno che respiro a pieni polmoni. Uno spettacolo straordinario. La giovane Lisa ci ruba solo pochi minuti per descriverci un po' la meraviglia che abbiamo intorno, le origini e le differenze dei vari ghiacci prima di offrirci un provvidenziale tè caldo accompagnato da una squisita fetta di torta al cioccolato preparata proprio da lei che oggi compie gli anni! Ho le mani gelate, ma i guanti mi impedirebbero di scattare foto a ripetizione, il che è impossibile da evitare: ogni angolo, ogni riflesso della luce, ogni forma è diversa. Il nostromo riaccende i motori e lentamente si riparte facendoci largo in alcuni tratti della baia quasi completamente ghiacciati. Dopo quasi due ore e mezza avvisto nuovamente da lontano sulla costa i vivaci colori delle case di Ilulissat, dal giallo al verde dall'azzurro al rosso mattone. Ci siamo, rientriamo al porto e da qui in pochi minuti di furgone siamo al centro del paese proprio accanto alla casa azzurra sede della World of Greenland. Salutiamo Lisa e percorriamo a piedi la strada che dalla chiesa, salendo sulla passerella in legno, ci riporta al nostro appartamento dopo questa escursione indimenticabile. Abbiamo preso freddo, il tepore di casa ci rilassa mentre tutti e tre riguardiamo in contemporanea le foto scattate dalle nostre macchine fotografiche. La serata scorre tra una spaghettata e una chiacchierata, e lentamente come ieri, si conclude con una tazza di tè un quaderno ed una penna. È da poco passata la mezzanotte, guardo le case fuori dalla finestra, tra la neve per terra e il cielo che pare si stia aprendo; la luce fuori è la stessa di qualche ora fa, di stamattina, di ieri... Anche il mio corpo oltre alla testa sta iniziando a non capirci più niente, non vedo una luce artificiale né soprattutto il buio da oltre due giorni ormai...


3 giugno


Anche questa giornata ha inizio con la neve che scende leggera e ghiacciata, e con un'aria pura che è un piacere respirare a pieni polmoni quasi più che una necessità non appena metto fuori il naso dalla porta del nostro piccolo e grazioso appartamento. Il cielo è ancora coperto dalle nuvole, cosicché le escursioni in barca per assistere tra gli iceberg al fenomeno del sole a mezzanotte, rischia di essere una ripetizione di quella seppur splendida fatta ieri di giorno, dato che la luce è la stessa. Per fortuna però agli uffici della World of Greenland ci permettono di spostare l'uscita a domani notte, l'ultima che trascorreremo qui in Groenlandia, con la speranza che le previsioni di sole siano azzeccate. Sempre in caso di bel tempo, e sempre domani ma a mezzogiorno, riserviamo anche un'altra piccola ma costosa follia, ovvero il volo sul piccolo aereo a tre posti per vedere dall'alto la Disco Bay. Insomma una giornata si spera intensa, in compenso oggi non ci rimane molto da fare se non girare senza meta alla scoperta di Ilulissat. Ci incamminiamo lungo la strada che conduce all'aeroporto, arrivando in pochi minuti al porto: qualche colorata e vissuta barca di pescatori, e soprattutto cantieri industriali con una grande nave rossa container con la scritta Royal Artic Line che campeggia sul lato della stessa. Ha smesso di nevicare, e anche il freddo sembra meno intenso: ci dedichiamo a quel poco di shopping possibile, rimbalzando da un negozio all'altro, tutti concentrati nello spazio di poche decine di metri in quello che è il centro del paese, e riconoscibili come tali solo dalle insegne, sennò potrebbero benissimo confondersi con le colorate casette ad uno o due piani al massimo, col tetto a spiovere. Ci imbattiamo in un'agenzia turistica più spartana che vende anche souvenir comprese felpe e magliette, ed è gestita da un quasi settantenne italiano, dai grandi baffi, che più di trent'anni fa si trasferì qui, a 250 chilometri a nord del circolo polare artico, da Massa Carrara per amore di quella che oggi è sua moglie, Mari, una gentile donna Inuit conosciuta in un suo viaggio di lavoro all'epoca quando di mestiere faceva il musicista. Passiamo un po' di tempo a scambiare qualche chiacchiera, ci racconta di come è duro l'inverno qui, di quanto è diverso oggi da allora, clima compreso e anche di come si sta bene tanto che lui non tornerebbe più indietro anche potendo. Rispetto al passato, oggi ad Ilulissat arriva di tutto con le navi che trasportano ogni 15 giorni durante la stagione estiva perfino frutta e verdura. Ci fa anche un po' di pubblicità negativa della concorrente World of Greenland, ma sta alle regole del gioco del commercio ahimè. Acquisto una felpa e due magliette artiche per i miei piccoli tesori. Salutiamo lui è Mari. Che scelta di vita insolita vista l'estremità del luogo ma tanto di cappello, e un po' di sana invidia leggendo negli occhi di quest'uomo, padre di ben otto figli sparsi tra l'Italia, la Groenlandia e la Danimarca, dall'aspetto tozzo e col berretto in testa, e nelle sue parole, la felicità di una scelta giusta. Il tempo scorre lento ma scorre, come gli iceberg alla deriva nella baia di fronte alla città: sembrano sempre immobili ma in realtà viaggiano, lentamente; di fronte alla chiesa sono tantissimi, a perdita d'occhio, ormai questo mi sembra un paesaggio quasi abituale, eppure è così insolitamente meraviglioso... Ha ragione Chiara, sarà che stiamo prendendo le misure di questo luogo trascorrendo il tempo qua, sempre rigorosamente lentamente. Resto qui ad osservare la Baia, viene sera, ce ne si accorge solo guardando l'ora dal cellulare, perché non scende il buio, e ormai alla terza notte anche questa sta diventando una insolita abitudine. All'orizzonte oltre agli ultimi ghiacci ai quali riesce ad arrivare lo sguardo, una striscia di luce più intensa nel cielo lascia ben sperare per il tempo di domani. Torniamo verso l'appartamento, per le strade accanto alle abitazioni, c'è qualche slitta o bicicletta lasciata lì, sui cumuli di neve, mentre rispetto alle auto, pochissime, sono decisamente più numerose le barche trascinate ed ormeggiate qui distante dalla laguna. Tanti escrementi di Husky e purtroppo anche tanta immondizia in alcuni punti, e questo qui non me lo aspettavo. Risaliamo la passerella di scale in legno che ci porta su al nostro appartamento, situato accanto a quello di Pae e Jannik, i proprietari di casa, i cui tre Husky se la dormono placidamente, anche per loro di tempo scorre lentamente mi sa. Prepariamo cena con il cibo portatoci dall'Italia. La serata trascorre con una divertente partita al gioco nomi cose e città, mentre fuori, ora che è passata da pochi minuti la mezzanotte e sto scrivendo le righe di questo diario, il cielo sembra aprirsi al bello con ampie fasce di azzurro. È l'inizio di un nuovo giorno che segue ad uno... Mai finito!


4 giugno


Sole! E' una bellissima giornata, giusto qualche nuvola che col passare del tempo lascia il posto ad un meraviglioso cielo blu. Con questa luce cambia tutto, i colori vivaci delle casette in legno sembrano accendersi e la baia di fronte alla vecchia chiesa ha delle tonalità di blu e azzurro che contrastano con il bianco vivo degli iceberg e del ghiaccio che da lontano sembra quasi spolverato sull'acqua. Ormai la lunga scalinata di assi di legno è diventata la nostra strada abituale, così arriviamo appena alle spalle del Ilulissat Central Market, al cui ingresso due anziane donne Inuit vendono guanti fatti a mano in pelle di non so quale animale. Abbiamo fatto bene a spostare ad oggi sia il volo che la navigazione, una giornata così è l'ideale per luci e colori. Dalla sede della World of Greenland ci portiamo in furgone fino al muscolo aeroporto: un bar, un mini duty free, dei tavoli per mangiare, i bagni e due piccoli banchi del Check in! Appesi alle pareti dei pannelli raffiguranti mappe e descrizioni della zona, dove si legge e vede chiaramente come solo negli ultimi 15 anni il fronte del ghiacciaio nel fiordo di Jacobshavsn si sia ritirato di oltre 15 chilometri per via del surriscaldamento del pianeta dovuto all'effetto serra. Arriva Martin, giovane e bel pilota danese di Copenaghen, che ci condurrà in cielo ad ammirare la Disco by dall'alto guidando il suo piccolo aereo a sei posti già pronto sulla pista. Oltre a lui ci siamo io Chiara Francesca e Thomas, un ragazzo spagnolo trasferitosi qui che lavora per la World of Greenland; veloce spiegazione delle consuete quanto poco utili norme di sicurezza, infatti se dovessimo precipitare in queste gelide acque dubito possano servire a molto i giubbotti salvagente... Saliamo a bordo indossando le pesanti cuffie anti rumore dotati di microfono… Martin ha l'ok dalla torre di controllo, così aziona i due motori ad elica, prende la rincorsa sulla piccola pista e decolla. Da subito il panorama sottostante appare in tutta la sua grandezza: mare blu e iceberg di tutte le dimensioni fin a perdita d'occhio, alcuni sembrano grandi quanto palazzi; i riflessi del sole nelle acque blu completano lo spettacolo di questo perfetto paesaggio artico! Voliamo relativamente a bassa quota, Martin, di tanto in tanto vira per permetterci di inquadrare meglio il paesaggio. Sorvoliamo il piccolo insediamento abitato di Ilimaneq, abitato da sole 40 persone; è uno spettacolo ovunque si volga lo sguardo, sembra che il Polo Nord sia lì a portata di vista! I 35 minuti di volo neanche a dirlo, passano veloci, ed arriva già il momento di atterrare. Così come in Senegal quando ho sorvolato dall'alto la laguna di Palmarin, anche qui sulla Disko Bay penso di aver scattato un'infinità di foto. Colori diversi, mondi diversi, ma stesse emozioni. Dall'aeroporto al porto ci saranno un paio di chilometri, ci facciamo lasciare qui per qualche altro scatto con una luce diversa rispetto ieri; tante barche ma poca gente a quest' ora. Risaliamo a piedi per tornare verso l'appartamento e cucinarci qualcosa per pranzo, prima del lungo pomeriggio in attesa della navigazione notturna per ammirare il sole di mezzanotte, ultima grande avventura di questo viaggio in terra di Groenlandia. Ore 21. 45, un piccolo gruppo di turisti già staziona fuori dagli uffici della World of Greenland; da qui il tratto in furgone fino al piccolo porto è breve, stavolta la barca è più nuova rispetto a quella della navigazione diurna di due giorni fa: ha una ventina di posti a sedere al coperto, tutti occupati. Si parte di nuovo al largo costeggiando in direzione sud fra gli iceberg alla deriva e con una luce per l'ennesima volta diversa: il sole all'orizzonte è ancora alto seppure la sua luce ora rifletta in direzione orizzontale, delineando i morbidi profili delle montagne innevate così come quelli dei ghiacciai. Il mare, non più illuminato dall'alto dalla sua luce, ora assume un colore blu scuro che fa ancor più risaltare il bianco accecante dei blocchi di ghiaccio galleggianti, dal piccolo cubetto fino agli iceberg alti oltre 30 m. Il paesaggio è incredibilmente stupendo, la luce e la magia di un tramonto tra i ghiacci che stenta a completarsi, ed è proprio così, il sole si avvicina all'orizzonte ma rimane ancora alto rispetto ad esso, la luce diretta già in questo periodo dell'anno è perenne e sarà così fino ad agosto inoltrato. La barca si avvicina ad un'alta parete ghiacciata, è quasi mezzanotte, tutti i turisti presenti scattano foto dal ponte della barca prima di rientrare al caldo dell'interno; Ma io no, imperterrito rimango l'unico al gelido freddo che si fa sempre più intenso, con un'aria gelata che sembra entrare nelle ossa, ma non voglio perdermi neanche un secondo di questa magia. La barca accende il motore e riparte in direzione di Ilulissat, urtando i blocchi di ghiaccio più piccoli. È mezzanotte, la luce è sempre la stessa e il sole è lì che prova a scaldare le poche parti di pelle che ho scoperte, impresa ardua, ma di sicuro riesce nell'intento di scaldarmi il cuore. Rimango sempre da solo fuori a prua, come un mozzo incaricato di avvistare terra; ecco Ilulissat in lontananza, con le sue case colorate illuminate dalla tiepida luce calda di un tramonto imminente, invece è l'una del mattino quando, dopo quasi tre ore di navigazione, la barca attraccata al piccolo porto da dove era partita. Sembra sia pomeriggio, nelle strade della città c'è persino qualche adolescente in giro, ora che il sole mai tramontato comincia a risorgere più in alto. Ricorderò questo come uno dei più bei tramonti mai visti, seppur non completato. Magia di una notte artica...


5 giugno


Ultimo risveglio ad Ilulissat, oggi è giornata di trasferimento, si torna in Danimarca a Copenaghen. Alle 08. 45 puntuale Jannik e già pronto col suo fuoristrada per condurci al piccolo aeroporto locale evitandoci il costo del taxi. L'aereo parte fra poco più di un'ora, un tempo più che sufficiente considerate le esigue dimensioni dello scalo, tanto che in meno di cinque minuti ho già completato il check in e attendo l'imbarco seduto sulle sedie rivestite di pelo della sala d'attesa, insieme ad un'altra trentina di turisti. Con un po' di ritardo il volo decolla, gli ultimi scorci di vista dall'alto di questa impressionante terra di ghiaccio a bordo del piccolo Dash 8-200 della Greenland Air che conduce a Kangerlussuaq. Qui è già pronto sulla pista il Boing rosso della stessa compagnia diretto alla capitale danese, dove l'arrivo è previsto per le 20.05 ora locale e dove mi fermerò tutto il giorno seguente. Sono le 11. 50 quando l'aereo lascia la pista e saluto forse definitivamente la Groenlandia. Quattro giorni in questa immensa isola di ghiaccio, quattro lunghi giorni pieni di luce, magia ed emozioni. Vivere un'esperienza simile in una terra artica mi mancava, ed è stata, seppur breve, decisamente intensa. Paesaggi da National Geographic fino a ieri solo immaginati o visti attraverso le fotografie sui libri, e che ora posso dire anch'io di avere vissuto. Si torna nella moderna Europa, dove non troverò più l'aria tersa e pura da respirare a pieni polmoni, e già che mi mancherà.



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