PRAGA
 

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MAGGIO 2016

18 maggio


Ore 21.35, atterro a Praga all'aeroporto Ruzijne, con volo easyJet colmo di giovani maschi chiassosi in gruppo per un addio al celibato, chissà perché proprio da queste parti… Per me è già tardi, mi si chiudono quasi gli occhi dopo una bellissima ed intensa giornata… Giusto il tempo di arrivare al motel Grado dove alloggerò per le prossime quattro notti; come in ogni inizio di viaggio, il mio inglese parlato è un po' arrugginito, per fortuna anche quello della giovane receptionist del piccolo motel di periferia non brilla. La camera è spaziosa, dotata un po' di tutto, doccia e lavandino compresi. Non riesco più a connettere dalla stanchezza, la scoperta di Praga comincerà dopo una bella dormita.


19 maggio


Dal motel Grado la fermata Jonice della metropolitana dista poche centinaia di metri, non sono vicino al centro ma a raggiungerlo ci metto giusto cinque fermate. Una volta acquistato il biglietto alle macchinette automatiche e sceso nelle profondità della città, mi ci vogliono quindi pochi minuti per raggiungere il centro storico di Praga. Una volta riemerso in superficie la città mi appare in tutta la sua magnificenza, con le facciate eleganti delle sue case, con le sue strade e vicoli acciottolati ben tenuti, e gli scorci da cartolina che ovunque ti giri puoi ammirare. Poche auto qui nella Città Vecchia, tanta storia che trasuda da mura, vicoli e statue. Passo sotto la bizzarra statua Hanging Out, raffigurante un uomo aggrappato ad un'asta orizzontale che penzola dall'alto di una casa, impossibile da notare se non alzando il naso all'insù. Impossibile è anche non alzare lo sguardo per ammirare i bassorilievi delle tante case rinascimentali, in stile barocco, rococò ecc. Sul Ponte Carlo arrivano alla spicciolata i piccoli banchi in legno degli artigiani, mentre il flusso di turisti via via aumenta. Da qualsiasi angolazione lo si ammiri questo meraviglioso ponte in pietra lungo 520 m sotto le cui arcate scorre l'ampio letto del fiume Moldova, lascia senza fiato: le statue di papi santi che lo delimitano, annerite dal tempo, sembrano quasi voler vegliare dall'alto questo luogo simbolo. Lo attraverso, scatto foto da entrambe le rive, delimitate da antiche torri di osservazione. È spettacolare il panorama della città vecchia verso la collina verde di Petrin su cui domina il complesso del castello di Praga con al centro le alte guglie della cattedrale gotica di San Vito. Fortuna vuole che oggi a dispetto delle previsioni ci sia un cielo blu intenso con qualche nuvola bianca a dare, se ce ne fosse stato bisogno, un aspetto ancora più fiabesco al panorama. Mi dirigo, sempre a piedi, alla vicina piazza della Città Vecchia, un ampio spiazzo delimitato da eleganti facciate, con un piccolo grazioso giardinetto laterale è seminascosto all'ombra di alti alberi, e le annerite guglie della Chiesa della Vergine Maria; a lato della grande piazza, la Torre dell'Orologio astronomico, ai cui piedi si affollano orde di gruppi di turisti, con tanto di guide: orrore, ma divincolandomi da tanto gregge umano, ammiro il famoso orologio astronomico, risalente al 1490, capolavoro di ingegneria già per l'epoca; è grande, posto sulla torre ma a pochi metri dal suolo, il che permette di ammirare più da vicino le sue rifiniture blu ed oro e le statue degli apostoli e di uno scheletro che lo fiancheggiano. Forse perché qui dove è la torre la via si restringe, fatto sta che la presenza del gregge turistico si fa strabordante, meglio fare due passi nella grande piazza, dove gli artisti di strada intrattengono i passanti: per i più piccoli le bolle di sapone, per i grandi invece mini e un complesso improvvisato di musica jazz/soul suonata con attrezzi non propriamente musicali, oltre ai tradizionali strumenti. Ristoranti, caffè e locali con i tavolini all'aperto non si contano, li si trova ovunque, dalle piazze ai vicoli. Salgo sulla torre dell'orologio (130kc) e da quassù il panorama che si ammira a 360° lungo uno stretto corridoio, gomito a gomito con altri turisti, è bellissimo: affaccia sulla piazza dove le persone sembrano tante formiche in movimento, e spazia sui tetti rossi delle case, fino al lontano castello, assolutamente da non perdere! La città è facilmente visitabile a piedi o con le funzionali tre linee della metropolitana:così arrivo a piazza Venceslao, cuore pulsante della storia recente della città, che oggi appare come un lungo ed ampio viale pedonale pieno di negozi alla moda e ristoranti etnici, per poi tornare lungo le rive della Moldova, ad osservare pedalò dalle forme stravaganti seduto su di un muretto nella tranquilla e verde isola Slava; c'è tanta gioventù, moltissimi giovani fanno picnic ovunque ci sia uno spazio verde, seduti o sdraiati direttamente sull'erba; le eleganti e pulite strade fiancheggiano piccole oasi verdi, chioschi di cibo sono un po' dappertutto. Mi spingo più a sud sempre seguendo il corso della Moldova fino alla bizzarra Casa Danzante, una buffa struttura moderna in vetro che ospita uffici, costruita storta come se si restringesse verso il centro per non ostruire la vista delle vecchie case alle sue spalle. Vecchie, ma eleganti e ben tenute, in quello che invece qui, all'altezza della Casa Danzante, è considerato come Nove Mesto, il quartiere "nuovo", risalente al 1348...Trasuda di storia la città ovunque la si percorra. Per oggi mi dedico a girare senza meta nella parte a destra della Moldova, lungo la Città Vecchia coi suoi vicoli e le sue botteghe, fino al quartiere ebraico. Provo anche la birra in lattina alla cannabis, venduta un po' ovunque, persino nei piccoli supermarket spesso gestiti da cinesi; per me che neanche fumo, è una piccola botta alle gambe, già molli da ben nove ore di cammino! È ora di rientrare, ho in mente di fotografare domani all'alba il Ponte Carlo per coglierne appieno la sua magia con la prima luce del giorno,questo vuol dire sveglia alle quattro, levataccia. Così, ormai pratico, con la metro linea gialla torno in periferia fino al Motel Grado, dove ceno nel ristorante attiguo: è presto, sono il primo cliente, alla TV affissa al muro passano video musicali anni 80, la cameriera mi porta il menù e per prima cosa mi dice "One beer?" "No thank You, Still Water please " a volte ho anche io i miei difetti…


20 maggio


Domenica, sono le 4.20 del mattino, le strade di Praga sono ancora deserte, nonostante ciò i semafori sono tutti perfettamente funzionanti. Il taxi, prenotato la sera prima, mi lascia sul lato del Ponte Carlo in Mala Strana; non c'è quasi nessuno, nel cielo buio che a poco a poco cambia colore nelle tonalità di blu sempre più chiaro, si delineano come fantasmi scuri le sagome delle statue che delimitano entrambi i lati del ponte. Oggi provo per la prima volta il mio cavalletto, cercando di immortalare la magia di questo luogo. Oltre a me e ad un altro paio di nottambuli fotografi, le uniche presenze viventi sono quelle di qualche giovane del posto che, visibilmente alticcio, fa rientro verso casa, e dei numerosi cigni che nuotano nelle acque della Moldova. Con il passare dei minuti il cielo si schiarisce, le figure delle statue sempre più delineate, mentre all'orizzonte, alle spalle degli edifici storici della città vecchia, ecco il sorgere lento del sole. Un'alba molto suggestiva, in un luogo che sa di magia; ripenso ai miei precedenti, alle levatacce ad Angkor in Cambogia e a Borobudur in Indonesia: qui una sensazione diversa, sembra per qualche minuto di immergersi in un'altra epoca, le grandi statue che delimitano il ponte, creano quasi soggezione. Il tempo passa lentamente, c'è silenzio, e soprattutto atmosfera,magia... I cigni svolazzano, il sole comincia ad illuminare la torre all'estremità del ponte in Malastrana e io proprio lì mi dirigo, percorrendo in solitudine la strada che sale fino al castello di Praga mentre sono solo le 6 del mattino. Lunga, lunghissima attesa curiosando un po' nelle deserte vie di Mala Strana e attorno al castello, che a dispetto del nome non è il tipico avamposto con mura e torrette difensive, ma bensì una serie di edifici rinascimentali dai colori chiari, con al centro l'imponente cattedrale gotica di San Vito, con le sue alte guglie annerite e l'enorme rosone sulla facciata della navata principale. Alle 9, quando i cancelli aprono, si è già formata una notevole fila di turisti, a cui mi mescolo per vedere in rigorosa lenta fila, corona e scettro che furono di re Carlo, direi anche evitabile col senno di poi. Più interessante vagare all'esterno, nei cortili attorno all'imponente cattedrale. Il numero di turisti aumenta visibilmente e fastidiosamente, mentre la stanchezza del risveglio notturno si fa sentire. Mi sposto poco più a nord nella vicina e meno affollata Loreta, un piccolo santuario barocco risalente al XVII secolo, con una chiesa ricchissima di decorazioni e un organo che suona una inquietante quanto suggestiva musica drammatica. All'interno un piccolo cortile, con attorno cappelle contenenti reliquie religiose tra cui quella di una donna barbuta crocifissa. A differenza del castello qui ho pagato 250 Kn per ingresso più macchina fotografica, però ne è valsa la pena. Trovo pace e ombra su di una panchina in un appartato parchetto giochi sulla verde collina di Petrin: da qui il panorama sulla città sembra una tavolozza creata da un mirabile pittore, anche oggi c'è il sole e il cielo blu appena velato illumina i tetti rossi e le numerose aree verdi di Praga; ammiro il silenzio tanta bellezza che vista da quassù mette in risalto ancora di più l'eleganza di questa bellissima città. Anche i morsi della fame ora si fanno sentire, così li placo nel vicino ristorante orientale Maly Buddha, in Uvoz 46, una The Room di forte atmosfera, sembra quasi uno scantinato buio e impolverato, con un grande Budda blu dipinto sulle grezze pareti che formano un soffitto a volta, e numerosi oggetti che evocano la cultura himalayana; insomma una piccola parentesi di Tibet in Repubblica Ceca. Mi sazio, poi scendo in direzione del ponte Carlo, percorrendo a piedi stavolta in discesa la principale via di Mala Strana, Nerudova, ora che i numerosi negozi e ristoranti hanno aperto, ha un aspetto decisamente diverso da quando l'ho percorsa ore fa poco dopo l'alba in completa solitudine. Fa sempre più caldo, poco prima del ponte cerco e trovo a fatica il muro dedicato a John Lennon, una porzione in realtà di muro completamente ricoperta da scritte e graffiti, molte riprese dai testi del ragazzo di Liverpool, messaggi di pace e amore che verso la fine degli anni 60 i giovani del luogo scrivevano clandestinamente in questo luogo appartato ed anonimo. C'è chi con la sua chitarra suona qualche motivo dei Beatles, e qualche giovane coppia che lascia scritto il proprio messaggio d'amore. Ora però la stanchezza prende il sopravvento, ho bisogno di staccare, la strada verso la metropolitana è ancora lunga, attraverso la Moldova sul Ponte Carlo, distratto ogni tanto da qualche spunto fotografico che mi invita a fermarmi, mi trascino così alla fermata Narodni, poi la metro, e infine l'ultimo tratto a piedi fino all'hotel che mai mi è parso così distante... Dopo una provvidenziale pausa di un paio di ore con letto e doccia, esco nuovamente e in breve mi ritrovo a percorrere le strette vie acciottolate della città vecchia in Stare Mesto, molte delle quali pedonali, e tutte ricche di un singolare fascino. Faccio un salto nella grande piazza, un'occhiata all'orologio astronomico, poi mi fermo al tavolino all'aperto di un piccolo ristorante proprio alle spalle della Chiesa della Vergine Maria, con musica jazz suonata dal vivo dall'interno del locale, per concedervi un "czech beer gulasch" servito con pane e l'onnipresente assenzio. Il mio obiettivo serale però, dopo l'alba di questa mattina, è quello di godermi anche il tramonto e soprattutto le prime luci della sera sul Ponte Carlo. Trovo un posto ottimale a lato del ponte, davanti ad una cancellata che mi permette una splendida visuale sia del ponte sulla mia sinistra, sia dei tetti di Mala Strana dominati dal castello e dalla imponente cattedrale di San Vito al di là della Moldova. Mi apposto, sedendomi per terra e montando sul mini cavalletto la mia macchina fotografica. Piano piano ai miei lati si schierano altri fotografi, muniti anch'essi di cavalletti, d'altronde questo luogo è uno dei più fotogenici e suggestivi al mondo da immortalare al buio o alle prime luci del giorno. Ho solo da attendere ora, il sole è ancora alto, ma visto l'affollamento che via via si crea lungo la breve cancellata, ho fatto bene ad appostarmi qui in anticipo.. Intanto è incessante il viavai di turisti sul ponte. La luce a poco a poco si fa meno intensa, il sole lentamente tramonta; si accendono le luci dei lampioni a lanterna lungo il ponte, così come quelle sotto alle sue arcate di pietra; anche la cattedrale di San Vito in lontananza si illumina in maniera suggestiva, le luci di Mala Strana riflettono nelle acque della Moldova, il quadro è perfetto! Scatto e gioco con la macchina fotografica, la città si è messa il suo più bell' abito da sera, l'illuminazione delle torri, del ponte, dei tetti, sono uno spettacolo unico che dà ancora più bellezza a questo insieme di panorama; non c'era modo migliore per concludere questa lunga, intensa ed indimenticabile giornata.


21 maggio


Si può dire che di Praga ho visto tutto quello che volevo vedere, approfittando delle belle giornate in questi due giorni trascorsi. Oggi invece il cielo è un po' nuvoloso, così ne approfitto per lo shopping tra i negozi della città vecchia e la fila di bancarelle di artigianato locale in Havelska. Senza il sole, come è normale, tutto ha un aspetto diverso. Cammino per le vie di Nove Mesto, alle spalle della Casa Danzante, strade meno caratteristiche, più da città "normale", col traffico di gente che va a lavoro e i tram rossi che percorrono le sue vie. Da qui, con una lunga camminata in direzione nord, arrivo nuovamente al Ponte Carlo: ritrattisti e venditori ambulanti sono sempre ai loro posti, con i loro piccoli banchi non più spaziosi di 1 m quadro, le statue dei santi anche, austere, che, riverse verso l'interno, sembrano osservare dall'alto l'incessante viavai di turisti. Arrivo all'attigua isola di Kampala, percorrendo a piedi il minuscolo ponte sopra la striscia d'acqua che lo separa dalla terra ferma, denominata "canale del diavolo"raffigurato quest'ultimo in una buffa statua visibile attraverso una piccola inferriata piena di lucchetti dell'amore. In pratica è un parco affacciato sulla Moldova, con vista sul lato meridionale del Ponte Carlo, spazi verdi e alcune sculture moderne come una fila di pinguini gialli in mezzo al fiume. Mi fermo un po' qui, seduto sull'erba, fino a che il cielo non si fa sempre più minaccioso. Comincia a piovigginare, mi incammino verso il ponte passando prima per il muro dedicato a John Lennon, dove un ragazzo con la chitarra sta intonando le note di Hey Jude, e qualche giovane turista presente lo accompagna nel ritornello. Comincia a piovere, sempre più forte, trovo riparo sotto ad un piccolo anfratto di un portone, ma la pioggia diventa ben presto una violenta grandinata che dura un'interminabile quarto d'ora. È un fuggifuggi, ci si ripara come si può, poi finalmente smette, e come tanti altri, zeppo d'acqua come un pulcino, mi cammino nuovamente verso la Città Vecchia in cerca di un riparo al coperto per la cena... Non conto più le volte che ho attraversato il Ponte Carlo, da una parte all'altra della Moldova. Sono di nuovo ai suoi piedi ma stavolta sul lato di Mala Strana, col mio cavalletto montato sopra ad un tavolo di un ristorante chiuso forse per via del violento temporale di prima; i battelli turistici fanno avanti e indietro sotto le basse arcate del Ponte Carlo, di nuovo si accendono le luci, di nuovo comincia l'affascinante spettacolo della città illuminata. Ma quando all'orizzonte ricominciano i lampi è ora di smontare in fretta tutta l'attrezzatura ed incamminarmi verso la riva opposta fino alla metropolitana; un'altra doccia non posso proprio permettermela.


22 maggio


Anche questo piccolo viaggio volge al termine. Non so come ma sono riuscito a farci stare dentro tutto nel mio unico bagaglio a mano, e dire che ancora lo shopping importante lo devo fare al negozio Manufaktura (prodotti da bagno naturali e non testati su animali) dell'aeroporto. Faccio il mio ultimo biglietto alle macchinette della metropolitana, stavolta prendendola nella direzione opposta fino al capolinea di Zlicin. Una volta qui, in un'anonima stazione degli autobus, con lo stesso biglietto prendo il bus numero 100 diretto verso l'aeroporto Ruzyne, portando con me il ricordo e l'immagine di una città incantevole, che sembra uscita da una fiaba… Misteriosa, affascinante ed elegante Praga.


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